LA PIAZZA ROSSA MOSCA

 

La Piazza Rossa di Mosca è  una delle più affascinanti al mondo. Bellissima, immensa, contiene un pezzo fondamentale della recente storia dell’umanità.

Ero già stato nella capitale nel lontano 1999. Ci sono tornato a 20 anni di distanza.

 

Eccomi con un amico a Mosca nel lontano 1999. La scusa per visitare la città era stata la finale di Coppa Uefa tra Parma e Marsiglia. Zingaro di Macondo.

 

L’Unione Sovietica si era dissolta da appena 8 anni ed essere lì non era poi così scontato.

Anche se non era una cosa impossibile, di turisti in giro non se ne vedevano. In fondo era sufficiente richiedere un visto turistico e, sebbene la Russia fosse un paese ancora fortemente farraginoso e burocratico, per ottenerlo era sufficiente pagare e attendere pazientemente.

Nonostante fosse una frontiera nuova, tutta da scoprire, non c’era nessuno che non fosse del posto.

Mosca manteneva tutto il suo alone di mistero ed era avvolta da un senso di Guerra Fredda rimasto del tutto intatto.

“Mosca?! Attenzione, la gente lì ha fame”.

Ricordo ancora le parole dell’impiegato dell’agenzia prima di comprare il biglietto aereo.

 

Mosca città

Zingaro di Macondo.

 

In effetti, fin da subito la città rivelò i suoi contorni oscuri; malaffare, prostituzione e corruzione serpeggiavano indisturbati, di giorno come di notte.   

Era una città povera, anche se quasi nessuno “aveva fame”. Probabili mitizzazioni frutto dell’autarchia che aveva chiuso Mosca al resto del mondo per oltre settant’anni.

Ricordo ancora quando un tassista, gasato dallo “Schumacher!” esclamato dal mio amico Jospa, si fiondò a tutta velocità in sorpassi azzardati lungo la strada a 8 corsie piena zeppa di auto. Fu fermato dagli agenti di polizia e, dopo aver parlottato con loro, ci disse che avremmo dovuto pagare noi la multa. Su due piedi e in contanti.

Non abbiamo osato polemizzare, in quello che ci sembrava un buco di mondo, ma eravamo ben consapevoli che si trattasse di una truffa, probabilmente collaudata in molte altre occasioni.

Era una città che irradiava sensazioni contrapposte e inestricabili.

La Piazza Rossa, con la sua Stella che stoicamente non aveva smesso di girare, sorda ai recenti sviluppi storici, era un luogo misterioso, denso di suggestioni quasi mistiche. Il Cremlino sembrava un mastodontico animale pronto a vendicarsi per la recente sconfitta.

 

PIAZZA ROSSA, MOSCA

zingaro di macondo

APPROVATO Z.D.M. 100%

 

Mi sembrava di aver viaggiato nel passato, avevo la vista offuscata da una sorta di filtro seppia esasperato dall’inverno di quel maggio nevoso.

Per una settimana intera, quella centrale di maggio, il cielo rimase in attesa di rovesciare la sua rabbia in quella terra fatta di uomini semplici, dall’andatura piegata e triste.

 

Piazza Rossa Mosca

 

Poi aveva nevicato.

Proprio quando in Italia ci fu il maggio più caldo del secolo. Anche questo concorse al pensiero di essere in un luogo esotico, distante anni luce dal mio modo di vivere, di pensare. 

Nel 1999 avevo avuto la sensazione di girare tra persone orgogliose, ma tristi ed emaciate, come se nessuno fosse stato davvero pronto a cambiare vita. In fondo l’Unione Sovietica si era dissolta da appena otto anni e mi pareva che i moscoviti non avessero ancora avuto il tempo, o forse la voglia, di mutare pelle.

Fuori dal mausoleo di Lenin una fila interminabile di persone dal visto smunto, pallido, in attesa di vedere la salma del loro martire comunista, un guerriero che aveva perso la sua personalissima guerra santa.

La fila che ricordo fuori dal Mausoleo di Lenin aveva qualcosa di sacrilego e al tempo stesso affascinante.

Avevo ventitré anni e non rinunciai a comprarmi il classico colbacco nero con la falce e il martello stampati sopra.

 

colbacco falce martello piazza rossa mosca

 

Nemmeno oggi i russi hanno rinunciato ai loro simboli, forse perché rappresentano qualcosa che li distingue in modo netto dal resto del mondo occidentale.

Affascinanti e bellissime sono le uniformi dei sorridenti controllori dei treni lungo la Transiberiana, immancabili divise nere sormontate dal colbacco di una volta, quello con al centro proprio lo sconfitto simbolo. Un simbolo solo leggermente diverso rispetto a trent’anni fa, stilizzato nel martello ed evanescente nella falce: ingenui tentativi di nascondere qualcosa che esiste ancora, anche se non ha più alcun valore, alcuna concretezza.

Nemmeno Lenin è stato bandito.

In tutte le città attraversate dalla Transiberiana esiste ancora almeno un monumento al rivoluzionario. Solo nelle piccole regioni autonome, che non ne potevano più del centralismo sovietico, i vari simboli e le statue, sono stati eliminati, abbattuti immediatamente nella speranza di allontanare un passato fatto di oppressione e castigo.

i magazzini gum nel 1999. la piazza rossa, mosca

 

Ero entrato nei grandi magazzini Gum proprio a fianco della Piazza Rossa, frutto formale della disfatta comunista.

Sebbene questo enorme centro commerciale esistesse dai tempi dei Soviet, è solo dopo l’inizio dell’economia di mercato che i privati cominciarono a gestirlo con mentalità spiccatamente imprenditoriale.

All’epoca quel centro commerciale mi riempì l’anima di una colossale, infinita tristezza; era un enorme edificio praticamente vuoto.

Le vetrine, ordinate e pulitissime, contenevano pochi prodotti ed erano per lo più di altissima qualità, roba inservibile alla maggior parte dei moscoviti. Le persone che passeggiavano nel Gum non acquistavano nulla; mi sembravano demotivate, tristi, avrei detto che il loro cuore pulsasse fragile e quasi spento.

Dai loro sguardi un senso quasi di rabbia, di scontentezza.

 

mosca oggi zingaro di macondo

 

Forse il Comunismo che molti avranno odiato anche qui, nella capitale, era comunque qualcosa che dava un senso al domani, come se gli avesse dato una “forma” rassicurante, tangibile. 

Tutti sapevano quello che dovevano fare e cosa aspettarsi dal futuro.

I russi non avevano avuto altri punti di riferimento se non quelli dettati dal Comunismo. Era una realtà vivida, tangibile, probabilmente dolorosa, ma anche l’unica che conoscessero.

Passare da una forma radicale di Socialismo, in cui “tutto era per lo Stato” e tutto era gestito dalla sua insopportabile burocrazia, ad un’altra, altrettanto estrema, di libero mercato, aveva spiazzato non pochi moscoviti che, nel 1999, per la maggior parte non se la passavano di certo meglio rispetto a dieci anni prima.

Mosca oggi

Oggi Mosca è una città viva e carica di aspettative, né più né meno rispetto alle altre capitali d’Europa.

 

Mosca Piazza Rossa Gum

I grandi magazzini Gum, proprio a fianco della Piazza Rossa. Zingaro di Macondo.

Ho visto le persone sorridere in ristoranti lussuosi, ubriacarsi in chiassosi pub, fare shopping dentro negozi sfavillanti, camminare e giocare lungo la Piazza Rossa all’interno di un Luna Park che mai come in quel momento mi è parso del tutto fuori luogo.

La Stella Rossa è ancora là che gira sopra il Cremlino, ma il Mausoleo di Lenin è abbandonato come un comune pezzo di granito caduto dallo spazio. Nessuno è interessato a vedere la salma del rivoluzionario e la guardia è quasi goffa nel suo tentativo formale di dare importanza a qualcosa che non interessa più a nessuno.

Sono tutti pochi metri più in là, a giocare agli autoscontri, a pescare le anatre di plastica, a bere birra o a comprare piccoli souvenir stampati in serie dall’altra parte del mondo.

Mosca oggi, è una città piuttosto anonima, con la fortuna di possedere una delle piazze più belle al mondo, ma che per il resto non si distingue da altre realtà di stampo occidentale.

cosa sarebbe successo se avessero vinto “loro”?

 

Non so cosa sarebbe successo se avessero vinto “loro”.

Discorso difficile da affrontare e facile alla polemica. La Piazza Rossa e Mosca sono ancora là, identiche, come se le vicende storiche non avessero avuto nessun peso sulle loro condizioni.

Quello che so con certezza è che Mosca oggi non è più un mistero e “l’odore di faccenda sporca” che la rendeva curiosamente attraente si è dileguato tra le onde della Storia.

La Mosca del 1999 non esiste più.

 

la felicità nonostante tutto