Schonbrunn, Vienna

Quella volta che un bimbo divenne prodigio.

 

Mozart a Schonbrunn

In questo post non ti parlerò nello  specifico di Schonbrunn, la meravigliosa reggia imperiale alle porte di Vienna.

 

Il viaggio e la felicità nell’arte

 

Vorrei, invece, affrontare un argomento che ritengo collegato al viaggio e alla felicità: gli artisti, i musicisti, i pittori e gli scrittori da sempre ci invitano a scoprire il nostro mondo attraverso le loro opere. 

Gli artisti sono spesso delle vere e proprie guide turistiche che ci portano alla scoperta dell’ambiente circostante.

Non a caso Dante si fece accompagnare nel suo personale inferno da quel Virgilio che definì “sommo poeta”. Scelse un artista, secondo lui il migliore tra i migliori.

Quante volte abbiamo conosciuto e apprezzato una località grazie alle parole di uno scrittore, oppure ci siamo sentiti travolti dalle emozioni di un poeta in un posto da lui descritto.

 

Piazze, colline, case. Viaggiamo e vediamo le cose anche grazie all’ingegno dell’arte, grazie agli occhi di persone così sensibili da rendere universali le loro esperienze.

 

É solo vedendo con i miei occhi le zone descritte ne La Luna e i falò, ad esempio, che ho capito fino in fondo la dolcezza e le paure di Cesare Pavese.

Ti invito ad andare a vedere la famosa siepe di Leopardi, sono certo che capirai immediatamente di cosa parlo.

 

Mozart a Schonbrunn

 

Oggi vorrei parlarti un po’ di Mozart, un compositore che da sempre mi fa viaggiare a gambe ferme.

Le sue note esprimono felicità e voglia di vivere, ma anche grande senso di appartenenza alla razza umana: c’è un’esaltazione mistica nelle sue creazioni, qualcosa che ci eleva fin quasi a farci toccare il cielo con un dito.

E parlare di Mozart è come parlare di Vienna, una città infinitamente raffinata, con un gusto decisamente barocco, ma sempre equilibrato e gentile.

 

vienna

 

Parlare di Mozart significa anche instillare la curiosità di andare a vedere la reggia di Schonbrunn, al fine di ammirare le splendide sale nelle quali si è esibito.

Il genio di Mozart. Mozart a Schonbrunn

 

Genio.

Non so se sei d’accordo, ma è una parola di cui si abusa: troppo spesso, ad esempio, si sente dire di uno scrittore che è un genio solo perché ha scritto un buon libro.

Capolavoro.

Un altro termine che andrebbe utilizzato con estrema parsimonia, data la “totalità” che esprime.

Detto questo: secondo me Mozart era un genio capace dei più alti capolavori.

E, per giunta, tra i più precoci che l’umanità abbia conosciuto: a tre anni suonava il clavicembalo e a cinque componeva interi brani di musica classica.

L’orecchio assoluto di Mozart

 

Mozart era un vero e proprio miracolo umano, anche perché cominciò a sviluppare le sue doti già a tre anni.

A cinque anni, ma forse prima, Mozart possedeva ciò che oggi definiamo l’”orecchio assoluto”. Sapeva ricomporre un brano musicale man mano che lo sentiva: ascoltava le note per la prima volta, e sapeva quelle che sarebbero venute dopo contestualizzandole all’interno della melodia. Percepiva quella specie di “anima comune” che ingloba gli artisti di ogni tempo.

Quella dellorecchio assoluto è con tutta probabilità un’incredibile caratteristica inserita nel Dna di geni del calibro di Bach, Beethoven e, appunto, Mozart.

Apri il video qui sotto. É la sinfonia numero 1, composta da Mozart a soli otto anni. Mentre la ascolti, immagina di volare sul posto più bello che tu abbia mai visto.

 

 

Ora capisci perché, secondo me, parlare di artisti del calibro di Mozart, significa parlare di viaggio e di felicità?

La sua immortale sinfonia numero 1, non ti ha trasportato da un'”altra parte”?

Mozart sapeva distinguere le note le une dalle altre con estrema facilità, le percepiva ancora prima che venissero suonate, contestualizzandole nel brano.

 

Mozart fiutava la vita all’interno della musica.

Maria Teresa e Mozart a Schonbrunn

 

Siamo nel XVIII secolo e la storia straordinaria di questo “enfant prodige” varca i confini di casa sua, di quella Salisburgo che faceva allora parte del Sacro Romano Impero. Gli echi delle sue incredibili composizioni giungono fino a Vienna, fin dentro la casa imperiale di Schonbrunn, a pochi chilometri dalla capitale.

Schonbrunn…la Versailles d’Austria.

Maria Teresa ordina di andarlo a prendere. Vuole che il piccolo suoni dentro le stanze regali, forse perché non crede nella favola di quel leggendario bambino di cui ha sentito solo il nome.

Il concerto del bimbo entusiasmò talmente tanto l’imperatrice che l’eco del suo genio si propagò in tutta Europa. Chissà se avesse avuto un profilo Facebook che cosa avrebbe scritto.

Da quel momento cominciò la fulgida carriera che renderà così famoso Mozart.

 

Antonio Salieri e Mozart a Schonbrunn: la “sfida”

 

Antonio Salieri

Antonio Salieri

 

Proprio nei giardini di Schonbrunn, Mozart “sfidò” quello che, una volta giunta la completa maturità artistica per entrambi, fu il suo eterno rivale. Quell’Antonio Salieri che più volte aveva denunciato Mozart di plagio. Per invidia dissero i detrattori, ma forse è tutto frutto di una storia un po’ troppo romanzata.

Addirittura si arrivò a dire, probabilmente senza fondamento, che lo stesso Salieri uccise il giovane Mozart. Il quale, in effetti, morì all’età di appena trentacinque anni di una malattia la cui esistenza non fu mai realmente provata.

La morte di Mozart

 

Mozart morì nel 1791, a soli 35 anni. Le cause della sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, ognuno ha la propria teoria e gli scarsi documenti dell’epoca non dicono molto.

Probabilmente morì di una malattia, forse tubercolosi, forse altro.

Il suo mito venne amplificato dalla sua scomparsa prematura, si disse che Dio non potesse più attendere la sua musica.

 

Il nesso tra medicina e musica

 

C’è anche un nesso particolare tra medicina e musica, tra medicina e arte. Molti medici sono stati musicisti, molti altri scrittori, penso ad esempio a  Fernand Celine, la cui penna ha travolto la letteratura di tutti i tempi.

Insomma, quella di Mozart è stata la vita di un genio resa immortale da una leggenda che vuole lo stesso Mozart certo della propria morte imminente.

 

Nella sua ultima composizione, non a caso chiamata Requiem, si percepisce tutta la malinconia e la vicinanza di una fine ormai vicina.

 

la felicità nonostante tutto